Capitale-Terra
La trialettica capitale-spazio-lavoro
di Sleena (U.R.)
1. Il Capitale-Terra è il capitale che una volta superati tutti gli
ostacoli alla propria autovalorizzazione previsti dalla critica classica
dell'economia politica, perviene ad estendere il suo dominio reale
sull'intera superficie del pianeta, non solo su ogni società, e quindi
non solo come bio-potere esercitato sul corpo della specie umana, ma
sull'intera biosfera. Ovunque su Terra predominano le condizioni moderne
di produzione, che è come dire:
1) ovunque la ricchezza si presenta come un'immensa accumulazione di merci;
2) ovunque la vita si presenta come un'immensa accumulazione di spettacoli;
3) ovunque l'ambiente si presenta come un'immensa accumulazione di nocività.
Il capitale non è altro ormai
che la "realizzazione negativa del vivente", il capitale si presenta cioè
dinnanzi alla biosfera terrestre allo stesso tempo come una sua propria
realizzazione e come un ecosistema ad essa estranea, come oggettivazione
di essa sotto forma di un potere da essa stessa indipendente e che anzi
la domina con la sua propria azione. Quest'ecosistema si è generato a
partire dalla sfera planetaria dello scambio, da un'esasperazione
dell'autonomo essere-per-sè del valore, quindi dal puro comando di una
porzione insignificante del vivente, l'Internazionale Capitalista e i
suoi servitori burocrati - una sotto-specie criminale dell'Homo Sapiens -
tanto sul lavoro vivo umano quanto sul resto del vivente messo a lavoro
in quanto vivente.
2. Il capitale è divenuto Capitale-Terra da una parte con l'azzeramento
sistematico del suo ostacolo esterno par excellence: lo spazio terrestre.
Dall'altra, all'interno del processo di produzione, approssimando allo
zero il tempo di lavoro necessario, cioè in definitiva portando il tempo
di lavoro supplementare (il lavoro che crea l'autovalorizzazione del
capitale, il lavoro spregiudicatamente comandato dal capitale - e va
aggiunto: per mezzo di un'antica truffa giuridica, la proprietà privata
dei mezzi di produzione, che oggi si rivela sempre di più come una truffa
ai danni di tutto il vivente!) a coincidere con il lavoro tout-court.
Questo è stato ottenuto con un enorme potenziamento degli agenti
macchinici (automazione, informatizzazione, decentramento della
produzione, techno-controllo...) ed apparentemente si è trattato di una
liberazione delle forze produttive dalle forme capitaliste più inattuali,
ma sostanzialmente è stata un'innovazione prodotta dalla radicalizzazione
delle lotte rivoluzionarie, il cui risultato positivo è rientrato
esclusivamente dalla parte dell'Internazionale Capitalista, sotto forma
di nuovi plus-capitali e quindi di una maggiore pervasività e profondità
del domino reale del capitale sulla società, che è come dire: sotto forma
di una vittoria spettacolare e apparentemente definitiva sulla rivoluzione.
Con l'approssimazione allo zero del lavoro necessario il capitale
neutralizza, a questo livello temporaneo di sviluppo delle forze
produttive, il suo ostacolo interno par excellence: la soggettività
del lavoro vivo.
3. L'ostacolo spaziale è stato superato dialetticamente attraverso la
velocità, ovvero attraverso uno sviluppo dei mezzi di trasporto e di
comunicazione tale da permettere una circolazione "in no time" del
capitale, permettendogli quindi il raggiungimento di un livello altissimo
di autovalorizzazione. Va ricordato che il capitale è valore in processo,
e che il valore, creato "positivamente" dal lavoro vivente, si realizza,
"negativamente", solo nella circolazione, nel suo momento psico-geografico
(per esempio, semplificando al massimo, un prodotto per essere scambiato
con denaro dev'essere prima trasportato, quel prodotto finchè non approda
nel mercato non è considerabile neanche una merce, quindi quanto più alto
è il tempo impiegato nel trasporto, nel divenire-merce del prodotto, quanto
più esso si de-valorizza, ovvero aumenta in esso il lavoro necessario e
diminuisce quello supplementare). In altri termini la devalorizzazione
causata dallo spazio terrestre, in quanto distanza e in quanto durata,
è stata pressochè annullata con l'odierna potenza d'agenti macchinici
accumulata dalle forze produttive (dai TAV alla telematica, dal Concorde
alle comunicazioni satellitari...). Nel dominio reale il capitale non è più
costituito da momenti tra loro chiaramente distinti e indifferenti, come
all'epoca della critica radicale marxiana, esso ha raggiunto ora una
velocità di rotazione critica tale (aumentata inoltre da mille espedienti
finanziari che smaterializzano il capitale, che lo trasformano in
informazione, rendendo possibile una circolazione artificiale "alla velocità
del pensiero" (Marx); si pensi, ad esempio, al processo progressivo di
"demonetizzazione" del capitale, ecc.) da far apparire i suoi momenti
come un unico solo momento, un unico movimento universale, caotico e
difficilmente analizzabile, un perpetuum mobile che sembra coincidere
ormai con un divenire-pianeta-Terra. Questo uso della velocità da parte
del capitale per autovalorizzarsi al massimo grado (e quindi per sfruttare
il lavoro vivo al massimo grado), per estendere il suo dominio su tutta
la Terra annullandone lo spazio è stato ampiamente studiato dall'urbanista
francese Paul Virilio, che è arrivato addirittura a fondare una nuova
scienza sociale basata sullo studio della velocità, la dromologia
(dal greco antico "dromos"=corsa). Egli sostiene che la società capitalista
sia una "dromocrazia", ovvero una società in cui la gerarchia di ricchezza
fa tutt'uno con la gerarchia di velocità, quanto più si ha in gestione la
velocità quanto più si ha accesso all'accumulo capitalistico della ricchezza.
Virilio ha scritto: "...il mondo si restringe, lo spazio reale del mondo
intero si restringe e si ridurrà, tra quaranta o cinquanta anni, a niente.
Un giorno, il mondo o niente sarà la stessa cosa. C'è qui un orizzonte
negativo che nessuno analizza, e che è un fenomeno d'ecologia ed economia
politica. Direi che sarebbe necessaria una dromologia pubblica per cercare
di comprendere questa perdita simbolica dello spazio-tempo del mondo intero".
Ma, insomma, senza dover ricorrere ad un nuovo sapere "separato" come la
dromologia, già Marx nel 1858, nei Grundrisse, scriveva: "Mentre...
il capitale deve tendere, da una parte, ad abbattere ogni ostacolo
spaziale al traffico, ossia allo scambio, e a conquistare tutta la terra
come suo mercato, dall'altra esso tende ad annullare lo spazio attraverso
il tempo".
4. L'ostacolo costituito dal lavoro vivente è stato superato dialetticamente
attraverso la fine della sua reclusione nello spazio della fabbrica
(deterritorializzando e flessibilizzando la produzione, espellendo dalle
condizioni di lavoro quantità sempre maggiori di popolazione, ecc.), con
l'automazione e informatizzazione del processo di produzione, con la
divisione internazionale del lavoro, con la produzione di spettacoli
(cioè di nuovi rapporti sociali e di dispositivi adeguati al loro
controllo). Il lavoro vivo, separato giuridicamente dalla ricchezza
che esso stesso produce -una separazione che i movimenti rivoluzionari
degli ultimi trent'anni hanno disvelato come un puro dispotismo dello
Stato democratico, giustificata oltre la sua forma storicamente determinata
esclusivamente per mezzo della violenza poliziesca e di un continuo regime
di emergenze (lo Stato deve continuamente autonegarsi, finendo ad esercitare
appunto un ruolo di mera gestione dispotica della specie, al servizio del
capitale) -, viene riunificato ad essa spettacolarmente. Il lavoro vivo di
fatto espropriato della ricchezza materiale se la ritrova nella propria
miserabile vita quotidiana come mondo immateriale, l'Internazionale
Capitalista, detta come va detta, cogliona il lavoro vivo facendolo
partecipare ad una rappresentazione della ricchezza da cui esso in
realtà è lontano anni luce; il lavoro vivo si riproduce in quanto
comunità umana completamente mistificato da questa rappresentazione,
ovvero la rete di relazioni, affetti, godimenti, soggettività, culture,
innovazioni, ecc., che esso produce in quanto comunità umana è mediata
da uno spettacolo, la cui produzione da parte del capitale ha come unico
fine quello di distogliere l'attenzione dalla ricchezza reale,
dall'esproprio capitalista. Riprodurre la comunità umana sotto il
dominio reale del capitale planetarizzato, vuol dire produrre gratis
le condizioni necessarie al capitale per implementare e ottimizzare la
propria autovalorizzazione (ad esempio, si pensi al recupero sistematico
delle culture metropolitane marginali nel linguaggio pubblicitario,
nell'industria dell'abbigliamento, della musica, del cinema, dell'arte,
del tempo libero, ecc. o la rilevazione degli acquisti per mezzo delle
carte di credito o di telecamere apposite per orientare più velocemente
l'offerta...), cioè appunto il nostro coglionamento, vuol dire una cosa
sola: vivere in queste condizioni è già fare un lavoro supplementare,
ovvero produrre plusvalore, probabilmente una forma di plusvalore di
tipo nuovo, comunque una forma di grave sfruttamento contro la quale è
necessario combattere. Noi per ora esigiamo un reddito di cittadinanza
universale, ma già sappiamo che non ci basterà, è necessario che ci sia
distribuita l'intera ricchezza reale di cui siamo i produttori, questo
non solo è giusto, ma è anche l'unico modo per salvare concretamente il
pianeta-Terra. Karl Marx descrivendo la tendenza espansionistica del
capitale, la sua tendenza a superare tutti gli ostacoli, esterni ed
interni, e a produrre un mercato mondiale, arrivò a prevedere che esso
al culmine di questa sua rivoluzione permanente avrebbe posto le basi
per un rapporto tra capitale e lavoro in una nuova forma: "...l'esplorazione
sistematica della natura per scoprire nuove proprietà utili delle cose;
lo scambio universale dei prodotti di tutti i climi e di tutti i paesi;
la nuova (artificiale) preparazione degli oggetti naturali, mediante la
quale si conferiscono loro nuovi valori d'uso; l'esplorazione completa
della terra per scoprire sia oggetti utili nuovi, sia nuove proprietà
utili dei vecchi, oppure le loro proprietà come materie prime ecc.; lo
sviluppo delle scienze naturali fino ai massimi livelli cui esso può
giungere; la scoperta, la creazione e la soddisfazione di nuovi bisogni
derivanti dalla società stessa; la coltivazione di tutte le qualità
dell'uomo sociale e la sua produzione come uomo per quanto è possibile
ricco di bisogni perchè ricco di qualità e di relazioni; ossia la sua
produzione come prodotto per quanto possibile totale e universale della
società (giacchè, per avere una vasta gamma di godimenti deve esserne
capace, ossia essere colto ad un grado elevato): tutto ciò è anch'esso
una condizione di base della produzione basata sul capitale". E poi di
seguito, chiarificante più che mai: "...è uno sviluppo di un sistema sempre
più ampio e globale di tipi di lavoro, di tipi di produzione, ai quali
corrisponde un sistema sempre più ampliato e ricco di bisogni...
La produzione basata sul capitale dunque, come crea da una parte
l'industria universale - ossia pluslavoro, lavoro che crea valore -,
così d'altra parte crea un sistema di sfruttamento generale delle qualità
naturali e umane, ...il cui supporto è tanto la scienza quanto tutte
le attività fisiche e spirituali, mentre nulla di più elevato in sè, di
giustificato per se stesso, si presenta al di fuori di questo circolo
della produzione e dello scambio sociali". Si tratta proprio di quel
livello di sviluppo delle forze produttive che noi chiamiamo Capitale-Terra,
un livello in cui diviene per la prima volta evidente che in realtà
l'ostacolo par excellence del capitale non è che il capitale stesso.
5. Ovviamente le cose sono molto più articolate, il superamento dell'ostacolo
interno all'autovalorizzazione del capitale, la riduzione della soggettività
del lavoro vivo ad un prodotto del capitale stesso, andrebbe analizzata più
in profondità e da molteplici punti di vista, poichè già da ciò che abbiamo
scritto ne consegue un primo aspetto importante, difficilmente accettabile
dai marxisti ortodossi: la fine della legge del valore. Come ha scritto
Toni Negri: "...una volta che l'intera esogeneità del valore d'uso della
forza-lavoro" - cioè, quella che noi abbiamo definito soggettività del
lavoro vivo - "è stata ridotta a valore di scambio, come può più esistere
o essere valida la legge del valore?". Ma sia la questione della fine
della legge del valore, sia altre questioni strettamente legate ad essa
(il salario, la disoccupazione, le lotte...) meriterebbero un articolo
a parte, quel che per ora c'interessa far emergere è che nel dominio
reale del Capitale-Terra lo spazio terrestre e il lavoro vivo,
l'ostacolo esterno della circolazione e quello interno della produzione,
una volta superati, si ripresentano in antitesi al processo di
valorizzazione in una forma nuova, ad un livello superiore, anche dal
punto di vista dei rischi; essi si rivelano per quello che in realtà
già erano, due facce dello stesso ostacolo: la sfera del vivente che
si dispiega attraverso l'intero spazio terrestre, la biosfera.
5.1. L'azzeramento dello spazio terrestre attraverso la velocità da
parte del capitale ha prodotto una quantità immensa di nocività ed
ha alterato l'ecosistema, l'estensione della sfera dello scambio
all'intero pianeta ha finito con il modificarlo in profondità, di
fatto il capitale-terra si presenta esso stesso come un ecosistema
di tipo nuovo, un ecosistema che sembra soppiantare quello vecchio,
se in questo le risorse della natura permettevano l'autogenerazione
della vita, in quello nuovo le risorse della vita permettono
l'autogenerazione di un valore astratto - totalità del lavoro
vivente oggettivato, astratto-, un blob mortifero, una "gelatina"
secondo la decrizione di Marx, del tutto estranea alla vita stessa.
5.2. L'azzeramento della soggettività del lavoro vivo attraverso la
costituzione da parte del capitale della sua "comunità reale", ovvero
di una comunità umana fittizia, processo che Jacques Camatte ha chiamato
suggestivamente "antropomorfosi del capitale", ha prodotto una quantità
immensa di psico-nocività che hanno ricadute terrificanti sul corpo della
specie, sui suoi comportamenti, schizofrenizzati dal doppio vincolo del
puro dominio, e tramite questi su tutto il pianeta.
5.3. Sia chiaro, il capitale-terra non può fare a meno di produrre nocività,
esso è il movimento di un valore astratto e in quanto tale è
totalmente disinteressato dalle questioni concrete, come quelle
ecologiche e sociali, se non quando esse stesse si presentano come
un ottimo affare, ovvero un'occasione nuova per produrre valore.
In altre parole il capitale-terra mette seriamente a rischio le
condizioni minime necessarie alla riproduzione del vivente,
il delicato equilibrio della biosfera, e giacchè il capitale in realtà
non è altro che un suo prodotto, l'attuale suo divenire entra in una
contraddizione pesantissima, invalicabile, con se stesso. Questa è
la situazione che ci si presenta da un punto di vista eso-planetario:
-Aut. Un divenire autodistruttivo, come movimento di decadenza
del capitale in quanto organizzazione ormai inadeguata all'attuale
sviluppo delle forze produttive, movimento nel quale la potenza delle forze
produttive è bloccata da un intensificazione dell'esercizio astratto del
potere degli stati postmoderni.
-Aut. Un divenire-altro, come movimento di superamento del capitale,
nel quale la potenza delle forze produttive possa finalmente davvero
liberarsi e trovare la sua forma "attuale", movimento che può
manifestarsi con una rivoluzione o con un esodo della cooperazione
sociale dal comando del capitale o con modalità nuove ora completamente
imprevedibili (ad esempio, con un contatto della specie umana con
l'alien dissident).
O una decadenza della civiltà umana, e con essa della vita sulla Terra
(in altre parole: la Terra smetterebbe di essere un pianeta di classe "M"),
o una trasformazione radicale dell'esistente, una nuova forma di civiltà
che abbia ridefinito il proprio rapporto con la natura, che abbia cioè
superato l'arcaica concezione del progresso come "dominio sulla natura".
6. Quelle interpretazioni della biosfera che ne fanno un organismo vivente
sui generis, cioè un sistema autosostentantesi per mezzo di complessi
meccanismi naturali di retroazione, come ad esempio l'interpretazione
"ecolocratica" di James Lovelock che invita a considerare la Terra come
un "pianeta vivente", GAIA, sono mistificazioni incapaci di spiegarsi
"l'anomalia umana". In esse vi è sempre un'armonia originaria della
natura terrestre, un equilibrio perfetto, cibernetico, del vivente
in opposizione a-dialettica all'attività della specie umana e
continuamente minacciato da essa, tanto che nelle loro versioni
più radicali l'Homo Sapiens finisce sempre per essere descritto
come un tumore o un virus, come una specie di origine aliena o
comunque una specie geneticamente portata alla distruzione della Terra.
Una demistificazione di queste interpretazioni è costituita dal
patafisico Gaia Liberation Front che porta la logica di Lovelock
fino alle sue estreme, paradossali conseguenze. Ritenendo che l'essere
umano è geneticamente portato alla produzione tecno-scientifica così
come ci si presenta, cioè sussunta dal capitale, e quindi alla
distruzione della natura, il GLF invita a considerarlo come una
forma di vita ormai estranea al resto del vivente terrestre, alla
stessa stregua degli alieni invasori della fantascienza. Ovviamente
a questo punto, l'unica soluzione per la salvezza di GAIA non può
che essere l'autodistruzione della specie umana (...e il GLF oltre
al suicidio, all'autosterilizzazione, ecc. ritiene che il metodo più
sicuro sia di creare appositamente diversi virus per colpire
esclusivamente gli umani). Il paradosso del GLF in realtà è già
presente fin dall'inizio, in latenza, nella teoria di Lovelock e
il motivo è presto detto: in essa vi è un elemento rimosso, il capitale.
6.1. Ma paradossi simili si possono presentare per altre ragioni anche
nella critica radicale, dove il capitale è tutt'altro che rimosso.
Giorgio Cesarano ad esempio in Critica dell'Utopia Capitale ha scritto:
"I codici istintuali non sono altro che il manifestarsi oggettivo,
relazionale con l'altro da sè, dei codici genetici, e poichè sono questi
che determinano il fondamento della struttura primaria e le sue
eventuali mutazioni, la "resistenza" biologica a un "progetto
di mutazione" meramente virtuale è, in sè e per sè, nella sua
contraddizione dialettica, l'esprimersi tout-court del destino
biologico della specie. Ma la distonia, la palese sfasatura tra
il "progetto" così come lo vediamo sviluppato nella storia della
specie e l'assetto biologico su cui si fonda, purtuttavia restano
anomale, così da far pensare a più d'un sapiente - e all'immaginazione
mitica che mai sa quello che vuole ma sempre ciò che deve - l'ipotesi
d'un origine aliena, la specie come relitto d'una colonizzazione
extraterrestre poco fortunata... Al di là di ogni fantasmagoria religiosa
o metastorica, è certo che gli uomini si sono condotti verso se medesimi,
e verso la biosfera che li ospita, come i più alieni, i più cinici
colonizzatori". E poi più avanti:"...la stupidità generica che fa
apparire la specie come un gene alieno al pianeta, una comunità di
spaesati colonizzatori piombati sulla terra per caso e senza conoscerla,
e dunque privo di quell'istintuale sapienza della "terrestrità"
che al contrario denota il comportamento biologico, ben altrimenti
congruo, delle altre specie viventi; quella stupidità è la storia
non ancora finita di un lungo sconvolgimento, un'opera di adattamento
davvero demoniaca e titanica insieme, una colonizzazione totale,
irreversibile". Cesarano rifiuta la tra natura e cultura
poichè considera la cultura (e quindi il linguaggio) come una
dimensione extra o meta-corporea della specie umana, una caratteristica
determinata geneticamente che ci contraddistinguerebbe dal resto
del vivente. L'evoluzione di questa dimensione extra o meta-corporea
avrebbe delle determinazioni naturali (terrestri), essa infatti
sarebbe una dimensione che nelle altre speci si manifesta ancora
ad un livello corporeo. Ma l'evoluzione della dimensione corporea
dell'uomo non andrebbe di pari passo con quella extra o meta-corporea
così da creare quella nostra sfasatura rispetto alla biosfera sulla
quale oggi molti "sapienti" s'interrogano. Soprattutto, il ritardo
delle mutazioni della dimensione corporea rispetto a quelle della
dimensione meta-corporea ci spiegherebbe l'origine della formazione
dell'ecosistema capitale: il movimento autonomo del valore non sarebbe
altro che la dimensione meta-corporea degli umani sottomessa realmente
all'assiomatica capitalistica, un'assiomatica in principio puramente
formale, giuridica. Esso dunque, dinnanzi alla biosfera (umani compresi),
si presenterebbe come un Essere (nel senso filosofico, ma anche ad
litteram) meta-corporeo estraneo che si nutre della sua energia vitale.
Ma stando così le cose come ci liberiamo di questo mostro,
dell'ecosistema capitale? Cesarano non ha dubbi, prima di tutto
evitando di cadere nel tranello delle emergenze ecologiche lanciate
dagli scienziati del "capitale autocritico" e poi sviluppando quanto
di corporeo c'è in noi, ovvero quanto di estraneo c'è in noi rispetto
all'Essere-Capitale. Cesarano chiama questa assoluta esogeneità del
corporeo al capitale terrestrità. Ma, se è vero che si tratta, e oggi
più che mai, di disvelare l'emergenza ecologica come un territorio
avanzato di gestione e valorizzazione capitalista della specie e
della biosfera, questo non vuol dire che il "qui ed ora" della
rivoluzione (il suo momento immediato e assoluto, la negazione
della negazione della vita quotidiana) debba consistere nella
ricerca di un'essenza "naturale" in noi che sia insussumibile
dal capitale. Cesarano, nel desiderio di rendere assoluta la
sua sfida al capitale, sfugge all'analisi dialettica e approda
nella ricerca disperata di un'invarianza esoterica del vivente,
di un'antitesi ontologica (dell'essere) al divenire del capitale.
Questo è l'errore che rende tutta la sua teoria paradossale, in
modo non dissimile dalla teoria di GAIA. Portando alle estreme
conseguenze la teoria di Cesarano, cioè considerando la dimensione
metacorporea umana stessa ormai come L'Essere-Capitale, avremmo da
una parte un capitale che è il risultato di una nostra predisposizione
genetica ad esso e dall'altra la terrestrità, una predisposizione
genetica contro di esso (ed è a causa di questa contraddizione
genetica "dialettica" che prende in considerazione come momento
analitico l'origine aliena della specie). Se stessero davvero
così le cose avremmo l'occasione di utilizzare per la prima volta
a buon fine la manipolazione genetica: "dissequestrando" la sapienza
scientifica potremmo individuare il gene del capitale e modificarlo,
avremmo così un superamento dialettico storico-genetico del capitale
come rivoluzione realizzata della nostra "saggezza organica naturale",
la terrestrità! Il nostro sospetto è che questa dialettica portata
fin dentro il DNA (una "dialettica radicale", una dialettica tra
esseri irriducibili, l'essere-capitale e l'essere-terrestrità,
dalla quale è difficile immaginare un esito sintetico) non sia che
una trasmutazione psichedelica della concezione prometeica della
rivoluzione come destino storico della specie, che fa della
rivoluzione, in modo ancor più stringente, un destino biologico.
Il risultato malgrado tutto è tanto meta-storico quanto quello
dell'origine aliena della specie. Noi crediamo che la lotta al
capitale somatizzata in questo modo non può che risolversi in
un'automutilazione, così come proponeva il GLF, giacchè una
parte di me (la dimensione metacorporea, l'alieno che è in me)
dev'essere estirpata in qualche modo... Il rimosso di questa
teoria è che il capitale non è un Essere storico, ma un Divenire
storico e quindi la dimensione meta-corporea umana così come è
divenuta progressivamente il capitale stesso, una volta sottoposta
alla sua assiomatica giuridica, così può divenire-altro.
L'Essere-Capitale di Cesarano è sempre contemporaneamente
un Divenire-Altro.
6.2. Per l'Ufologia Radicale non c'è più un fuori, non c'è più
un'esogeneità al capitale su questo pianeta. Esogeneità al capitale
vi è solo a partire dall'esosfera. Questa esogeneità concreta può
essere però raggiunta dal pensiero, ed è un punto di vista sui fatti
del mondo capitalistico radicalmente esteriore ad essi, un'attitudine
al creare "esteriorità", un giocare agli alieni per le strade dell'impero.
Noi chiamiamo questo pensiero esosferico, il negativo del controllo
poliziesco satellitare, eso-planetarismo. Tutto sommato è una cosa seria:
è una critica radicale del capitale planetarizzato. Quando è cominciato
tutto ciò? Nel '69 il situazionista Eduardo Rothe in La conquista dello
spazio nel tempo del potere scriveva: "Asessuati, neutri,
superburocratizzati, i primi uomini che sfuggono all'atmosfera sono
le vedette di uno spettacolo che galleggia giorno e notte sulle nostre
teste, che può vincere le temperature e le distanze e che ci opprime da
lassù come il pulviscolo cosmico di Dio. ...gli astronauti, senza volerlo,
fanno la critica della terra ...fluttuano nello spazio o saltellano
sulla luna per far camminare gli uomini al tempo del lavoro".
Il capitale-terra è il capitale giunto al culmine del suo sviluppo
universale ed è proprio a partire da qui che diviene finalmente pensabile
e quindi possibile una rivoluzione internazionalista, una rivoluzione
planetaria.
7. Le Associazioni degli Astronauti Autonomi sostengono, plagiarizzando
Rothe, che il capitale "una volta saturato di merci fino all'inverosimile
il pianeta-terra e giunto al culmine delle sue contraddizioni eiaculerà
nello spazio". Il grande spettacolo del progresso scientifico negli anni
'60 lasciava supporre l'esistenza di uno sviluppo incredibile delle forze
produttive che di fatto ancora non c'era e che in parte ancor'oggi non c'è.
Le forze produttive avevano raggiunto un livello di potenza effettivamente
nuovo che già cozzava con l'arretratezza culturale in cui versavano sia
le società capitaliste che quelle burocratiche, al capitale occorreva
quindi una rapida soluzione, probabilmente si credeva che sarebbe bastato
accumulare spettacoli, ovvero nascondere le vere possibilità della specie
attraverso un'Esposizione Universale irreale e totale. Ma non andò così,
è storia: nelle società capitaliste ci sono volute le rivolte e la loro
sconfitta perchè il capitale riuscisse a liberare quelle forze produttive
senza autonegarsi. Quanto alle società burocratiche, esse hanno finito
proprio per autonegarsi. Quello spettacolo della scienza, che era alla
base tanto dei deliri iperfuturisti dell'Internazionale Situazionista
quanto di quelli dei ciber-teorici, rendeva facilmente immaginabile,
specialmente dopo lo sbarco sulla luna (un iperspettacolo a prescindere
dal fatto che sia veramente avvenuto o meno), un capitale impegnato
a risolvere le proprie contraddizioni investendo nella conquista
dello spazio. Ma oggi le cose emergono sotto una luce molto diversa,
e non solo perchè siamo passati attraverso il punk-rock. Quello spettacolo
servì letteralmente a "sorvolare" sulle contraddizioni del capitale
e a creare un mito unificante per la specie, un mito che annunciava
il capitale globalizzato più che la conquista dello spazio. Camatte
sostiene che il capitale per dominare realmente la specie abbia bisogno
di produrre una grande rappresentazione mediatrice, una specie di
equivalente generale di tutte le sue diverse e possibili rappresentazioni,
ovvero "la rappresentazione del movimento indefinito e smisurato del
capitale che pone, come direbbe Hegel, il cattivo infinito, questo
accrescimento quantitativo che esso tenta di prolungare su altri
pianeti evadendo dalla terra" (A proposito del capitale). Il mito
della conquista dello spazio non è stato che questo: la produzione
di una rappresentazione mediatrice che unificasse la specie sotto
il dominio reale del capitale, sotto il segno della sua eternità.
Di fatto oggi il capitale-terra al culmine delle sue contraddizioni
non evade affatto dalla terra, se non sul piano delle rappresentazioni,
delle estetiche interplanetarie ed ufomorfiche, ma nei processi reali
esso si è gettato in ciò che ancora sfuggiva al suo movimento di
globalizzazione: l'infinitamente piccolo dello spazio terrestre
così come l'infinitamente piccolo del vivente. Il silicio e il DNA.
Il microchip e il mais transgenico. La conquista dello spazio invece
ricade a pioggia sulla Terra sotto forma di una rete di tele-comunicazioni
totale e di un controllo poliziesco satellitare assoluto sulla biosfera,
e tramite questi sotto forma di un nuovo equivalente generale delle
rappresentazioni capitaliste che sembra risolvere la crisi della
legge del valore, il "capitale interplanetario", il capitale-terra
visto dallo spazio in una pubblicità di telefonini cellulari,
la simulazione di una comunità umana planetaria, tanto più verosimile
quanto più interconnessa. Ma è una simulazione tanto potente
estensivamente quanto fragile in intensità come stanno a dimostrarci
i bombardamenti della Nato in Serbia e in Kosovo. Da una parte dunque
il capitale, realizzando lo spettacolo di se stesso, diviene
"capitale interplanetario", un meta-spettacolo, rendendo obsoleto
il vecchio spettacolo della conquista dello spazio, occultando la
sua conquista intensiva del pianeta-Terra. Dall'altra, in quanto
capitale-terra, indisturbato, smaterializza il suo processo di
valorizzazione, divenendo informazione e accumulandosi in supporti
sempre più miniaturizzati, penetrando fin dentro il DNA, creando
nuove forme di vita, trasformando concretamente in vivente la sua
astrazione, facendo perdere in definitiva le tracce della sua truffa
giuridica ai danni dell'umanità e della biosfera tutta.
8. E' chiaro che dal punto di vista esoplanetario ormai l' Astronautica
Autonoma si rivela del tutto obsoleta: oggi competere dal basso con
la conquista capitalista dello spazio non ha più senso. Gli astronauti
autonomi invece, non solo sono convinti di produrre una critica radicale
d'avanguardia del mondo contemporaneo, ma hanno anche un'idea di sè
piuttosto gonfiata (anche perchè è il modo più facile per combattere
la gravità!): "La AAA non è il più importante gruppo rivoluzionario
esistente al mondo, ma dell'universo!". Noi siamo assolutamente
convinti che la AAA sia davvero il gruppo rivoluzionario più importante
del mondo, ora che il mondo è stato sussunto dal capitale, ridotto
al nulla. Ma nell'universo provocherebbe solo l'ilarità degli alieni.
Gli astronauti autonomi credono che "l'universo sia il terreno
dell'ultima rivolta, quella contro i limiti imposti dalla natura"
e pensano bene quindi di attrezzarsi per "depredarlo". Questo
atteggiamento da saccheggiatori dell'universo, questo loro approccio
"micro-fascista" al sapere tecno-scientifico come dominio sulla natura
non li fa all'altezza di un'attività rivoluzionaria al di fuori del
capitale-terra. Essi esporterebbero nello spazio la cattiva
coscienza delle società capitaliste e burocratiche e sarebbero
inoltre impreparati a gestire rapporti politici con gli alieni,
i quali attualmente nelle loro teorie figurano ancora come il
"terzo escluso" . E questo è davvero un cattivo uso della trialettica!
Le teorie sconclusionate della AAA sono proprio il risultato di una
mancanza di familiarità con il metodo trialettico, la cui invenzione
essi peraltro continuano ad attribuire erroneamente ad Asger Jorn.
La trialettica invece è stata inventata da Marx nei suoi ultimi studi,
una dialettica a tre termini estremamente articolata definita,
nella parte incompiuta de "Il Capitale", come la "formula trinitaria":
capitale-terra-lavoro. Marx arrivò alla trialettica considerando che il
capitale globalizzandosi avrebbe esteso la proprietà privata della terra
all'intero pianeta, sancendo di fatto la proprietà del pianeta-Terra
da parte di pochi umani, una situazione rischiosissima. Già allora era
chiaro che:"nella proprietà terriera è compreso il diritto del
proprietario di sfruttare il terreno, le viscere della terra,
l'aria e perciò la conservazione e lo sviluppo della vita."
Ad un alto grado di sviluppo delle forze produttive la dialettica
capitale-lavoro non può più spiegare l'alta complessità della
situazione, è necessario allora aggiungere un terzo termine,
la terra: "Riguardata sulla base di una più sviluppata struttura
economica della società, la proprietà privata della superficie
terrestre da parte di singole persone sembrerà così assurda come
la proprietà privata di un uomo da parte di un altro uomo.
Anche tutta una società, una nazione, e anche tutte le società
di una stessa epoca prese insieme, non possono essere proprietarie
della terra". (Il Capitale, III, VI). Henri Lefebvre svilupperà
la trialettica marxiana negli anni '40 e '50, chiamandola
"spazio-analisi", e tramite lui arriverà al gruppo COBRA,
il gruppo di artisti di cui faceva parte Jorn prima del
Bauhaus Immaginista. Capitale-Terra-Lavoro! Fu utilizzata
anche da Deleuze e Guattari per l'analisi degli apparati
di cattura! Ma se gli Astronauti Autonomi non sono proprio
dei trialettici eccellenti, malgrado certe pose, sembrano
comunque corrispondere alla perfezione, con le loro navicelle
autocostruite, alla figura dell'"artigiano cosmico", una
soggettività esoplanetaria descritta da Deleuze e Guattari
in Sul Ritornello:"La figura moderna non è quella del fanciullo
nè del folle, ancor meno quella dell'artista, è quella
dell'artigiano cosmico: una bomba atomica artigianale,
è davvero molto semplice, è stato provato, è stato fatto.
Essere artigiano, e non un artista, un creatore o un fondatore,
è questo il solo modo di divenire cosmico, di uscire dagli ambienti,
di uscire dalla terra". L'Ufologia Radicale comunque,
pur apprezzandolo, non è interessata all'artigianato,
ma piuttosto a sottrarre la produzione sociale alla gestione
capitalista, al conflitto reale (un impianto della NASA sarà sempre
più avanzato del migliore dei synth-a-modelli-fisici!). Sempre
Deleuze e Guattari in proposito sono stati molto chiari:
"La terra è, ora, la più deterritorializzata: non soltanto
un punto in una galassia, ma una galassia fra le altre...
La battaglia, se c'è n'è una, ormai si combatte altrove.
I poteri costituiti hanno occupato la terra e hanno formato
organizzazioni di popolo. I mass-media, le grandi organizzazioni
del popolo, del tipo partito o sindacato, sono macchine per
riprodurre, macchine per fare il vago, che effettivamene disorientano
tutte le forze terrestri popolari. I poteri costituiti ci hanno
posto nella condizione di un combattimento ad un tempo atomico
e cosmico, galattico. (1837-Sul Ritornello, Mille Piani).
Solo combattendo contro il "capitale interplanetario" disveleremo
la nuova forma di spettacolo del capitale-terra.
N© 1999 Ufologia Radicale