Contributo all’intervento del MIR durante la Conferenza Intergalattica per la fase di consolidamento dell’AAA su terra, tenutasi a Bologna il 18 e 19 Aprile 1998 presso il Link


OLTRE L’AAA NELLA PROSPETTIVA ESOPLANETARIA, TECNOLOGICA E AUTONOMA DELL’UFOLOGIA RADICALE


Manifesto per un’ufologia radicale

L’UR è un movimento di ufologi autonomi e di base che si oppone alla gestione centralista, poliziesca e spettacolare del fenomeno UFO, così come esso è gestito dal governo e dalle principali organizzazioni ufologiche mondiali mediante pratiche di copy- right e di cover-up. L’ufologia è il campo sul quale oggi si strutturano le sperimentazioni più avanzate in materia di controllo e di repressione di quelle tensioni terrestri rivolte verso l’evoluzione sensoriale modellata su paradigmi interspecifici e meta-terrestri: attraverso l’ufologia le psicopolizie terrestri sperimentano suggestioni e condizionamenti psicotronici in grado di serrare le fila dei confini della fantasmagoria terrestre in modo da ottenere un mutamento controllato delle condizioni culturali su terra. Per questo motivo, l’UR si impegna ad alzare il livello dello scontro spendendosi sul terreno privilegiato dell’ufologia. In esso l’UR si rende conflittuale verso quelle realtà impegnate nel generare e perpetuare lo spettacolo seriale della normalizzata esistenza quotidiana e della noia integrata.
La blindatura ecofascista, proposta da tutte le dottrine sedicenti rivoluzionarie e esplicitamente controrivoluzionarie, è, secondo l’UR, alla base delle pratiche di sopravvivenza simulata del capitale-terra. Per fuoriuscire dall’immobilismo in cui la stessa dissidenza terrestre si è da tempo avviluppata, l’UR propone di spingere la riflessione là dove nessun terrestre è giunto prima, nella comprensione e contaminazione con quanto di più altro da sé le nostre percezioni extra e norm sensoriali possano misurarsi: l’extra-territorialità. Una tipica pratica tendenziale dell’UR è, ad esempio, il veganismo tanto come pratica di dissoluzione dei vincoli carnivori e universalmente intraspecifici, quanto come autodeterminazione astrale nel sistema vegano compreso nella costellazione della Lira.
Al fine di innalzare ed estendere il livello del conflitto contro il capitale-terra l’UR si fa prioritariamente portatrice di una protensione al contatto che realizzi:
(I) la dove fosse possibile, un’alleanza politica con quelle fazioni aliene dissidenti, non fedeli alla Prima Direttiva (ovvero alla direttiva di non interferenza nella politica dei pianeti incontrati durante l’esplorazione spaziale) onde rendere esplicite le menzogne ecofasciste del pancapitalismo, che per propria sopravvivenza, incoraggia una visione della biologia terrestre come unicità accidentale nell’universo.
(II) L’innesco di una eso-logica come realizzazione di suggestioni e riflessioni di portata esoplanetaria che devastino, dall’interno, i paradigmi propri del capitale-terra. Verso questo, ed altri fini programmati contingentemente e in opposizione allo spettacolo psicofascista su terra, l’UR impegna un proprio apparato di controsimulazione autonoma atto a realizzare truffe ufologiche che vanno dai ben noti Crop Circle e falsi atterraggi di ricognitori alieni, alle abduction simulate ai danni di nemici della causa esoplanetaria.
Allo stesso modo, l’ufologia radicale si sottopone a training sperimentali ed esplorativi nei vari campi della produzione musicale, del terrorismo mediale, dell’esercizio psicogeografico e monitoraggio ESP di contatti extra-territoriali, di pratiche d’autodeterminazione abdutiva e sky-watching, graffiti ufologici, esosesso, Gathe, nonché occupazioni e autogestioni di luoghi X (XOA) per la pratica politico-ufologica di base. Tutto ciò funziona nella prospettiva esoplanetaria e rivoluzionaria dell’UR da fase- modellazione rivolta alla costruzione di nuove emotività Es per lo sviluppo e la promozione della comunità post-terrestre.

Oltre l’AAA: la sopravvivenza interplanetaria del capitale

L’UR ha in più occasioni riconosciuto ai compagni dell’AAA l’impegno nell’innesco di profonde e proficue suggestioni in campo esoplanetario. L’AAA si situa tra le associazioni antagoniste più efficenti nello spingere i limiti del conflitto oltre i confini democratici e territoriali concessi alla dissidenza terrestre dal capitale-terra. Per questo motivo l’UR vuole aprire un canale di comunicazione privilegiato con l’AAA al fine di mettere in rete una serie di esperienze di lotta che ci accomunano. Al contempo, l’UR auspica, da parte dell’AAA, un rapido superamento a sinistra di quella che considera una deviazione storico-politica di sapore riformista insita nel duro percorso intrapreso dell’astronautica autonoma per liberarsi dai vincoli gravitazionali del capitalismo terrestre. Questa è la pericolosità che l’UR scorge nella programmatica priorità che l’AAA assegna al programma esodo.
E’ ormai di dominio pubblico la funzione spettacolare svolta dall’astronautica ufficiale nell’assecondare simulativamente la sopravvivenza del capitale-terra; questa funzione simulacrale si attua nel tentativo di decongestionare e far sopravvivere i circuiti emozionali terrestri estendendo aldilà della biosfera i limiti di terra. In questa sua pratica, l’astronautica dilata lo spazio utile all’investimento pulsionale del capitale-terra oltre i confini territoriali che lo avrebbero visto, di necessità/possibilità, implodere. Espliciti stratagemmi di sopravvivenza del capitale aldilà del congestionamento terrestre sono, ad esempio, i programmi robotici ed astronautici di terrestrizzazione del suolo di marte. Essi prevedono una totale trasformazione delle condizioni ecologiche di marte in senso replicativo all’ecosistema di terra. Le fasi proto-spettacolari di questo progetto si sono osservate nella pagliacciata del Path Finder e nella sua territorializzazione di un micro spazio marziano, in realtà uno studio del programma simulatori della nasa, sul modello terrestre proposto da paperinopoli. E’ esattamente questa logica spettacolare e iperreale che si ascrive più complessivamente all’intera attività della nasa: spettacolarmente intesa come principale organo dell’astronautica mondiale; iperrealmente, funzionante come succursale interplanetaria del capitale-terra. L’ente spaziale statunitense funziona, infatti, da valvola di sfogo di un meccanismo di potere soffocato dalle proprie contraddizioni e ripristinato mediante l’ideologia della conquista dello spazio. Allo stesso modo, il programma esodista dell’astronautica autonoma mantiene, suo malgrado, l’attitudine decongestionante e ritardante di quelle pratiche utilizzate dal capitale per rimandare l’emergere di contraddizioni altrimenti ingestibili. Infatti, in ogni sua accezione, la "conquista dello spazio", per dirla con Baudrillard, "costituisce una soglia irreversibile verso la perdita del referenziale terrestre". In questo senso il programma dell’AAA ponendosi prioritariamente aldilà di terra ci sembra divenire contraddittorio inquanto deficitario proprio del referente da autonomizzare, ovvero del suolo terrestre.

Oltre l’AAA: interfacciare il corpo per non protendere alla velocità di fuga del capitale

Ma l’esodo cela in sé un’altra fondamentale contraddizione su cui crediamo l’AAA non possa non convenire. Come hanno ampiamente dimostrato Foucault e Deleuze il capitale, lungi dall’essere un semplice meccanismo di replicazione di merci, si inscrive più complessivamente, come un codice, sulla pelle e nelle pratiche dei terrestri che ne replicano i fondamentali processi in ogni azione quotidiana. L’UR definisce, con i suddetti, questa attitudine: microfascismo. Altresì l’UR è convinta che l’isolamento delle specie terrestri abbia ampiamente contribuito all’emergere di uno spiccato territorialismo-microfascismo planetario, il cui definitivo superamento potrà essere accellerato solo attraverso un eventuale contatto politico con specie extra-territoriali. In questo senso, l’UR è convinta che solo una pratica di scambio interplanetario possa proiettarci in avanti recuperando quei milioni d’anni di ritardo trasformativo interspecifico che caratterizzano terra. Allora prima che l’importazione intensiva del modello terrestre avvenga, è necessaria una complessa trasformazione delle condizioni sensoriali e culturali terrestri eventualmente gestita a senso unico da forme extra- territoriali. Al contempo, e a ciò non subordinatamente, la lotta contro il capitale praticata a livello di crosta terrestre ci appare inderogabile e non eludibile attraverso pratiche di insensato e avventuristico esodo: questo perché l’UR non è mai attendista. Al contrario, è questo perchè la UR non è mai avventista, crediamo nella trasformazione rivoluzionaria insita nel modello di ricerca d’interfacciamento esoplanetario, tanto come creazione delle condizioni sensoriali e culturali in vista del contatto con sensorialità extra-territoriali, quanto nella pratica ecologica di un modello d’esistenza già pienamente e compiutamente post-terrestre che vede nell’UFO l’innesco di una suggestione deterritorializzante. In questo senso, l’originale e più radicale attitudine dell’UR utilizza l’ipotesi extraterrestre come "piano di lavoro" rispetto al quale non subordinare la pratica rivoluzionaria di realizzazione delle condizione d’emozionalità esoplanetaria. In altri termini, l’UR non è equidistante dall’ipotesi di inconsistenza o consistenza extraterrestre; ma anche nell’iprobabile caso in cui fosse verificata la prima ipotesi l’UR continuerebbe nel suo progetto rivoluzionario. In questo senso, l’UR supera le isteriche polemiche sulla provenienza extra-territoriale del fenomeno UFO impegnandosi nel riconoscere strategicamente come extra-territoriale qualsiasi fenomeno essa ritenga muoversi nella direzione di un mutamento esoplanetario. Questa strategia deriva direttamente all’UR dalle considerazioni dell’ufologo dissidente Jacques Vallée in merito ai fenomei UFO come gestori di pratiche di mutamento sociale e sensoriale.
Scavalcata la priorità di una trasformazione sensoriale in senso esoplanetario, pensiamo sia pericoloso, quanto stagnate, progettare l’abbandono di terra. Ammesso, infatti, che tutti i proletari terrestri potessero essere trasferiti al di fuori del sistema solare essi, pensiamo, porterebbero con sé le precondizioni microfasciste del capitalismo. Negare questo assunto biopolitico significherebbe far regredire il pensiero radicale ad una fase primigenia di interpretazione volontaristica e soggettivistica dei processi capitalistici. Ma anche minimizzata tale possibilità, ci chiediamo: perché mai lasciare anche la più infima forma protocellulare sotto il dominio del capitale? Siamo convinti, infatti, che il capitalismo tenda a radicarsi, come preistoria di terra, in ogni processo di replicazione, clonazione, serializzazione e partogenesi molecolare. Accettate queste considerazioni biopolitiche, la priorità esodista si riconfigura come eventualità incontrollata e azzardata di una deriva intraspecifica.
Come dimenticare, ad esempio, la logica ecofascista che ha guidato la mano dei progettatori del Pioneer 10 nell’esportazione fallocentrica del modello-terra aldilà dei confini del sistema solare? Di fatto la placca d’oro posta sul Pioneer 10 era stata pensata per fornire informazioni neutre sulla natura del pianeta di provenienza: ma come fu ampiamente dimostrato tale messaggio recava con sé un innesco fascista crittato mediante un implicito codice antropocentrico. Fortunatemente, come afferma Paul Watzlawick, è più probabile che un naufrago riesca a mettersi in contatto con la propria patria attraverso un messaggio nella bottiglia, che il Pioneer 10 venga intercettato da una intelligenza aliena per i prossimi centomila anni. Non dimentichiamo allora, compagni, che il capitale è già da tempo in orbita e su questo ha preceduto qualsiasi futuristica pulsione e propulsione antagonista.
La necessità di evadere dal sistema d’autoghettizazzione terrestre è un’esigenza dell’UR così come lo è per l’AAA; ma le precondizioni di tale strategia vanno ricercate nel potenziale sensoriale, emotivo e culturale della trasformazione esoplanetaria e rivoluzionaria del conflitto su terra: e tutto ciò, prima che ciò che viene espulso da essa ci ripiombi addosso con portata interplanetaria.

Oltre l’AAA: limiti della tecnologia terrestre e prospettive della meccanica UFO

Leonard E. Cramp è un ingegnere che si occupa di meccanica degli UFO il cui apporto teorico e tecnico ha funzionato da base tecnologica riflessiva per l’UR. Egli sostiene, e con lui l’UR, che la tecnologia per le esplorazioni spaziali non può che modellizzarsi sulla progettazione tecnologica di ciò che deduciamo muova meccanicamente le tecnologie traiettoriali d’origine extraterrestre, e che ogni altra tecnologia risulti, da questo punto di vista, del tutto inadeguata per motivi biologici.
Esaminiamo in sintesi il pensiero di Cramp: è noto che un corpo sottoposto ad accellerazione risente di due forze principali che schematicamente possono essere intese come (I) forza gravitazionale e (II) forza di fuga.
Se analizziamo il processo innescato da queste due forze da un ottica bio-galattica, risulta che in un apparecchio a propulsione, mal progettato, il corpo dei piloti verrebbe sottoposto, a due forze inconciliabili che agirebbero sul corpo, esponenzialmente con la velocità di distacco dal campo gravitazionale. La proporzionalità inversa del fenomeno gravità/fuga si può dedurre attraverso la nota legge dell’Inverso del Quadrato. Un modo d’ovviare a tale fenomeno è quello di porre il motore propulsore al centro dell’apparecchio, all’altezza dei piloti, così da controbilanciare esattamente le due forze in gioco proporzionalmente alla massa corporea di chi condivide, con tale motore a propulsione, lo spazio abitabile del vettore. Cramp ricorda che questa disposizione del motore è esattamente quella che i testimoni di abduction UFO riferiscono nei propri resoconti da Adamsky ai coniugi Hill, via via fino a raggiungere le proporzioni di un’illimitata resocontistica UFO. Allo stesso modo, Cramp fa notare come tale disposizione del motore sia antitetica alla progettazione di vettori spaziali di matrice terrestre. In modo analogo, l’UR gira tali considerazioni d’ordine tecnico ai compagni dell’AAA e alla loro modellizazione tecnologica debitrice, ancora, di una concezione tecnologica e astronautica tipicamente endoplanetaria.
Proseguimao nelle considerazioni di Cramp: collocando semplicemente un motore al centro dell’apparecchio i corpi contenuti in esso sarebbero catastroficamente attirati verso il centro al momemento della propulsione. Contromisure di ancoraggio del corpo a sostegni interni non sono sostenibili dal punto di vista delle distanze interplanetarie. La soluzione secondo Cramp è quella di creare un anello di induttori di campi magnetici posto nell’area circostante al motore centrale così da controbilanciare la forza centripeta del motore a propulsione. Ciò richiederebbe presumibilmente un apperecchio di forma circolare, ed esso coincide, ancora una volta, con la stragrande maggioranza delle forme UFO individuate in condizione di IR1 o abduction.
In questo senso, quanto proposto da Cramp si muove nella direzione di indicare delle precise direzioni nella progettazione dell’ingegneria per la navigazione interplanetaria, modellizzate sui resoconti degli avvistamenti UFO e che, in linea di principio, risultano antitetiche rispetto alle attuali tecnologie propulsive terrestri. Naturalmente secondo Cramp ulteriori specificazioni dei meccanismi di ingegneria UFO possono provenirci solo attraverso un contatto con le forme extraterrestri che hanno progettato tali tecnologie.