Ecofascismo e logica di esplorazione interplanetaria
da Infoxoa #06


1) Negli ultimi quattro anni abbiamo assistito alla radicalizzazione del dibattito politico intorno alle prospettive insite nelle opportunità legate alla logica della stanzialità territoriale e a quelle del nomadismo. Di fatto, la seconda opportunità é apparsa a molti una strategia innovativa concretizzatasi nel concetto di temporaneità. Il contributo forse più decisivo a questa presa di posizione é stato il testo di Hakim Bey T.A.Z. che ha contribuito, inoltre, a connotare come decisamente passatiste le suggestioni di una politicità dalle strategie temporanee. In questo suo dispiegare le ragioni del nomadismo, la T.A.Z. ha compromesso il senso di una possibile critica alla territorializzazione della vita quotidiana. A poco sono serviti i tentativi di rinvigorire tale anacronismo concatenando nomadismo e prospettive sul postumano; la dove, infatti, la prima si risolveva in antichi paleo-miti decontestualizzandosi dalle proprie responsabilità contemporanee, il secondo, con la propria inadeguatezza nello sbarazzarsi delle definizioni pesanti di corpo, ricalcava inconsapevolmente le stesse strategie del capitalismo avanzato, impegnato nel ricostruire i contorni sfigurati di una realtà antropologica adattata alla produzione e al consumo del nuovo regime di merci immateriali. In quest’ottica il corpo nomade ha funzionato da rivestimento affascinante della meno ammagliante flessibilità totale restituendo, per così dire, carne e sangue a rapporti sociali de-umanizzati dalla logica del comando capitalista. In questo senso, il corpo nomade e post-umano si é fatto portattore di una nuova ideologia, l’ecofascismo, ovvero l’ideologia di una nuova fauna terrestre sempre rinchiusa, però, entro gli scarsi margini evolutivi di una ecosfera terrestre. La nuova biologia post-umana o super-umana si é materializzata nell’ubiquità operativa e nomade del corpo-capitale.

2) Ma la questione del nomadismo non si é completamente risolta entro le contraddizioni e le ambiguità del corpo nomade e post-umano. Su un altro versante, e precisamente su quello della riflessione psicogeografica, il nomadismo, ancor prima della vulgata ad opera della T.A.Z., tracciava le coordinate di una scomoda identità tra razionalismo occidentale e traettorie geografiche sottolineando come il primo si traducesse, sul terreno delle pratiche materiali di dominio, in configurazioni geometriche degli spazi della vita quotidiana. In questa scoperta, si é sviluppata una virtualità del contropotere tutta interna alla ridefinizione temporanea e sempre mobile degli spazi così come il capitale li aveva configurati. La pratica del nomadismo si é misurata senza residui passatisti sulle metodologie delle derive metropolitane e sui dispositivi di deturnamento capaci di modificare in profondità le sintassi e il senso delle traettorie decise dalla forma del capitalismo contemporaneo. E’ indubbio, infatti, che la psicogeografia più di qualsiasi teoria sul corpo nomade e post-umano, sia riuscita a riorganizzare spazi temporanei d’autonomia non immediatamente risussumibili dalle geografie del capitale. La psicogeografia da subito ha sfidato l’organizzazione capitalistica sul piano della configurazione simbolica colpendone i percorsi informativi; in questo senso, e con un’attitudine decisamente reazionaria, il corpo nomade si é rapportato al capitale su di un piano di materialità (le suggestioni proprie di un mondo arcaico nomade) che a quest’ultimo già non apparteneva più. Ma nel caso della psicogeografia delle origini, l’obbiettivo di depotenziare le traettorie del razionalismo occidentale é stato in parte mancato: se nella ridefinizione geografica la psicogeografia aveva scoperto la possibilità di invertire il senso delle traettorie, il suo attaccamento per le configurazioni cartesiane (quelle che riducono le complessità delle linee a due coordinate poste su due piani intersecati ad angolo retto) gli ha impedito di osservare il generarsi di nuove traettorie che a quella logica non erano riconducibili.

3) Abbiamo definito il generarsi di questo tipo di linee come geometria antitraiettoriale. La geometria antitraiettoriale é figlia delle geometrie non euclidee capaci di dar conto di traettorie non ortogonali ottenute tramite propulsioni non balistiche. La balistica é quella tecnica impiegata dalle tecnologie terrestri (ad esempio i razzi) per raggiungere due punti situati nello spazio. La linea di sviluppo della tecnica balistica ricalca i presupposti ortogonali della razionalità occidentale nonché l’attuale processo produttivo terrestre: in questo senso, essa é il frutto coerente della genesi e dello sviluppo del sistema capitalistico.
Ma per trovare traccia di geometria antitraiettoriale lo sguardo critico deve delocalizzarsi scegliendo di entrare in contatto con sviluppi razionali e tecnologici irriducibili all’ecosfera terrestre. Solo in questa direzione, il nomadismo liberato dagli arcaismi terrestri e dalla razionalità delle linee traiettoriali della geometria euclidea può funzionare da opportuno contropotere delle geografie del potere terrestre.
Terra ha da tempo immaginato un proprio sviluppo tecnologico antitraiettoriale; oggi gli studi psicogeografici più all’avanguardia si intrecciano con le prospettive astrofisiche del viaggio a velocità curvatura pensabile solo grazie alle recenti scoperte in materia di implosione della materia stellare (buchi neri). La velocità curvatura si struttura come strategia capace di pensare la traettoria più breve tra due punti dello spazio, senza ricorrere a postulati propri delle linee rette.

4) La possibilità del viaggio a velocità curvatura é il presupposto funzionale a qualsiasi ipotesi d’attribuzione extra-terrestre al fenomeno UFO. In questo senso, gli sviluppi conflittuali della psicogeografia devono impriscindibilmente confrontarsi con l’ufologia e con la sua attitudine (politica) antitraiettoriale. Abbiamo attribuito una valenza politica all’antitraiettorialità UFO, perché riteniamo che lo sviluppo di una logica non cartesiana (logica capace di scardinare l’attuale sistema di sviluppo tecnologico terrestre basato sulla balistica traiettoriale) possa ottenersi solo al prezzo di una profonda modificazione delle condizioni sociali di un pianeta (di questo parleremo tra poco). L’ufologia, in quest’ambito, diviene un necessario correttivo alle teorie del nomadismo: senza la prima, infatti, il nomadismo rischia di rimanere impigliato nelle maglie dello stesso meccanismo che tenta di combattere connotandosi, in un certo senso, come troppo terrestre.
Nella stessa ottica, le due interpretazioni (in corpo nomade e la deriva antitraiettoriale) ci appaiono su di una linea oppositiva capace di contemplare efficacemente il dualismo ecofascismo/viaggio interplanetario. Entrambe modalità e varianti del nomadismo, infatti, esse si presentano come irriducibili se analizzate dal punto di vita delle prospettive politiche e d’analisi che offrono. Qui, di nuovo, il viaggio interplanetario diviene possibile solo a patto di ripensare la logica di sviluppo delle tecnologie terrestri e quindi, di conseguenza, i rapporti sociali del pianeta. E’ per questo, infine, che l’astronautica terrestre deve utilizzare, in mancanza di un livello tecnologico realmente alternativo, delle simulazioni per realizzare lo spettacolo (tutto made in NASA) della colonizzazione del sistema solare.

5) Il problema dell’attribuzione politica all’analisi ufologica non si limita all’efficacia di una prefigurazione della logica antitraiettoriale (prefigurazione che si materializza mediante lo studio delle traiettorie e della propulsione degli oggetti non identificati) capace di restituire nuovo vigore ad una teoria politica del nomadismo come strumento di deterritorializzazione.
L’ufologia presenta altri elementi capaci di implementarne il suo portato antagonista:
(a) le suggestioni ufologiche, la dove non impiegate entro un dispositivo di mercificazione terrestre (vedi ad esempio l’uso ecofascista di metafore come gli Ufolotti della Parmalat o gli Stralunati della Kinder), compiono delle forzature entro le prospettive analitiche della critica antagonista altrimenti blindata dai paradigmi e dai confini dell’antroposfera terrestre;
(b) delle biologie extra-terrestri per essere giunte su terra debbono aver risolto una serie di contraddizioni sociali che invece permangono attualmente come precondizioni d’esistenza del capitale. Guardare al nomadismo ufologico significa, quindi, guardare ad un modello di evoluzione dei rapporti e della cooperazione sociale in senso comunista;
(c) la prospettiva politica di un interfacciamento con entità aliene, oltre a socializzare all’alterità in tutte le sue forme, richiede come precondizione comunicativa la trasformazione delle attuali condizioni sociali di terra; in altre parole, nessun contatto a livello politico tra terrestri e extra-terrestri potrà essere possibile, se i terrestri non interverranno in senso antagonista nella trasformazione degli attuali rapporti sociali.
In quest’ottica il concetto di nomadismo assume connotazioni nuove; la delocalizzazione extra-terrestre é infatti una precondizione imprescindibile per rendere il nomadismo una pratica de-territorializzante.

collettivo d’Ufologia Radicale di Roma MIR