1) Negli ultimi quattro anni abbiamo assistito alla radicalizzazione del dibattito politico intorno alle
prospettive insite nelle opportunità legate alla logica della stanzialità territoriale e a quelle del
nomadismo. Di fatto, la seconda opportunità é apparsa a molti una strategia innovativa concretizzatasi
nel concetto di temporaneità. Il contributo forse più decisivo a questa presa di posizione é stato il testo di
Hakim Bey T.A.Z. che ha contribuito, inoltre, a connotare come decisamente passatiste le suggestioni di
una politicità dalle strategie temporanee. In questo suo dispiegare le ragioni del nomadismo, la T.A.Z. ha
compromesso il senso di una possibile critica alla territorializzazione della vita quotidiana. A poco sono
serviti i tentativi di rinvigorire tale anacronismo concatenando nomadismo e prospettive sul postumano;
la dove, infatti, la prima si risolveva in antichi paleo-miti decontestualizzandosi dalle proprie
responsabilità contemporanee, il secondo, con la propria inadeguatezza nello sbarazzarsi delle
definizioni pesanti di corpo, ricalcava inconsapevolmente le stesse strategie del capitalismo avanzato,
impegnato nel ricostruire i contorni sfigurati di una realtà antropologica adattata alla produzione e al
consumo del nuovo regime di merci immateriali. In quest’ottica il corpo nomade ha funzionato da
rivestimento affascinante della meno ammagliante flessibilità totale restituendo, per così dire, carne e
sangue a rapporti sociali de-umanizzati dalla logica del comando capitalista. In questo senso, il corpo
nomade e post-umano si é fatto portattore di una nuova ideologia, l’ecofascismo, ovvero l’ideologia di
una nuova fauna terrestre sempre rinchiusa, però, entro gli scarsi margini evolutivi di una ecosfera
terrestre. La nuova biologia post-umana o super-umana si é materializzata nell’ubiquità operativa e
nomade del corpo-capitale.
2) Ma la questione del nomadismo non si é completamente risolta entro le contraddizioni e le ambiguità
del corpo nomade e post-umano. Su un altro versante, e precisamente su quello della riflessione
psicogeografica, il nomadismo, ancor prima della vulgata ad opera della T.A.Z., tracciava le coordinate
di una scomoda identità tra razionalismo occidentale e traettorie geografiche sottolineando come il
primo si traducesse, sul terreno delle pratiche materiali di dominio, in configurazioni geometriche degli
spazi della vita quotidiana. In questa scoperta, si é sviluppata una virtualità del contropotere tutta
interna alla ridefinizione temporanea e sempre mobile degli spazi così come il capitale li aveva
configurati. La pratica del nomadismo si é misurata senza residui passatisti sulle metodologie delle
derive metropolitane e sui dispositivi di deturnamento capaci di modificare in profondità le sintassi e il
senso delle traettorie decise dalla forma del capitalismo contemporaneo. E’ indubbio, infatti, che la
psicogeografia più di qualsiasi teoria sul corpo nomade e post-umano, sia riuscita a riorganizzare spazi
temporanei d’autonomia non immediatamente risussumibili dalle geografie del capitale. La
psicogeografia da subito ha sfidato l’organizzazione capitalistica sul piano della configurazione
simbolica colpendone i percorsi informativi; in questo senso, e con un’attitudine decisamente
reazionaria, il corpo nomade si é rapportato al capitale su di un piano di materialità (le suggestioni
proprie di un mondo arcaico nomade) che a quest’ultimo già non apparteneva più.
Ma nel caso della psicogeografia delle origini, l’obbiettivo di depotenziare le traettorie del razionalismo
occidentale é stato in parte mancato: se nella ridefinizione geografica la psicogeografia aveva scoperto la
possibilità di invertire il senso delle traettorie, il suo attaccamento per le configurazioni cartesiane
(quelle che riducono le complessità delle linee a due coordinate poste su due piani intersecati ad angolo
retto) gli ha impedito di osservare il generarsi di nuove traettorie che a quella logica non erano
riconducibili.
3) Abbiamo definito il generarsi di questo tipo di linee come geometria antitraiettoriale. La geometria
antitraiettoriale é figlia delle geometrie non euclidee capaci di dar conto di traettorie non ortogonali
ottenute tramite propulsioni non balistiche. La balistica é quella tecnica impiegata dalle tecnologie
terrestri (ad esempio i razzi) per raggiungere due punti situati nello spazio. La linea di sviluppo della
tecnica balistica ricalca i presupposti ortogonali della razionalità occidentale nonché l’attuale processo
produttivo terrestre: in questo senso, essa é il frutto coerente della genesi e dello sviluppo del sistema
capitalistico.
Ma per trovare traccia di geometria antitraiettoriale lo sguardo critico deve delocalizzarsi scegliendo di
entrare in contatto con sviluppi razionali e tecnologici irriducibili all’ecosfera terrestre.
Solo in questa direzione, il nomadismo liberato dagli arcaismi terrestri e dalla razionalità delle linee
traiettoriali della geometria euclidea può funzionare da opportuno contropotere delle geografie del potere
terrestre.
Terra ha da tempo immaginato un proprio sviluppo tecnologico antitraiettoriale; oggi gli studi
psicogeografici più all’avanguardia si intrecciano con le prospettive astrofisiche del viaggio a velocità
curvatura pensabile solo grazie alle recenti scoperte in materia di implosione della materia stellare
(buchi neri). La velocità curvatura si struttura come strategia capace di pensare la traettoria più breve tra
due punti dello spazio, senza ricorrere a postulati propri delle linee rette.
4) La possibilità del viaggio a velocità curvatura é il presupposto funzionale a qualsiasi ipotesi
d’attribuzione extra-terrestre al fenomeno UFO. In questo senso, gli sviluppi conflittuali della
psicogeografia devono impriscindibilmente confrontarsi con l’ufologia e con la sua attitudine (politica)
antitraiettoriale. Abbiamo attribuito una valenza politica all’antitraiettorialità UFO, perché riteniamo
che lo sviluppo di una logica non cartesiana (logica capace di scardinare l’attuale sistema di sviluppo
tecnologico terrestre basato sulla balistica traiettoriale) possa ottenersi solo al prezzo di una profonda
modificazione delle condizioni sociali di un pianeta (di questo parleremo tra poco). L’ufologia, in
quest’ambito, diviene un necessario correttivo alle teorie del nomadismo: senza la prima, infatti, il
nomadismo rischia di rimanere impigliato nelle maglie dello stesso meccanismo che tenta di combattere
connotandosi, in un certo senso, come troppo terrestre.
Nella stessa ottica, le due interpretazioni (in corpo nomade e la deriva antitraiettoriale) ci appaiono su di
una linea oppositiva capace di contemplare efficacemente il dualismo ecofascismo/viaggio
interplanetario. Entrambe modalità e varianti del nomadismo, infatti, esse si presentano come
irriducibili se analizzate dal punto di vita delle prospettive politiche e d’analisi che offrono. Qui, di
nuovo, il viaggio interplanetario diviene possibile solo a patto di ripensare la logica di sviluppo delle
tecnologie terrestri e quindi, di conseguenza, i rapporti sociali del pianeta. E’ per questo, infine, che
l’astronautica terrestre deve utilizzare, in mancanza di un livello tecnologico realmente alternativo, delle
simulazioni per realizzare lo spettacolo (tutto made in NASA) della colonizzazione del sistema solare.
5) Il problema dell’attribuzione politica all’analisi ufologica non si limita all’efficacia di una
prefigurazione della logica antitraiettoriale (prefigurazione che si materializza mediante lo studio delle
traiettorie e della propulsione degli oggetti non identificati) capace di restituire nuovo vigore ad una
teoria politica del nomadismo come strumento di deterritorializzazione.
L’ufologia presenta altri elementi capaci di implementarne il suo portato antagonista:
(a) le suggestioni ufologiche, la dove non impiegate entro un dispositivo di mercificazione terrestre (vedi
ad esempio l’uso ecofascista di metafore come gli Ufolotti della Parmalat o gli Stralunati della Kinder),
compiono delle forzature entro le prospettive analitiche della critica antagonista altrimenti blindata dai
paradigmi e dai confini dell’antroposfera terrestre;
(b) delle biologie extra-terrestri per essere giunte su terra debbono aver risolto una serie di
contraddizioni sociali che invece permangono attualmente come precondizioni d’esistenza del capitale.
Guardare al nomadismo ufologico significa, quindi, guardare ad un modello di evoluzione dei rapporti e
della cooperazione sociale in senso comunista;
(c) la prospettiva politica di un interfacciamento con entità aliene, oltre a socializzare all’alterità in tutte
le sue forme, richiede come precondizione comunicativa la trasformazione delle attuali condizioni
sociali di terra; in altre parole, nessun contatto a livello politico tra terrestri e extra-terrestri potrà essere
possibile, se i terrestri non interverranno in senso antagonista nella trasformazione degli attuali rapporti
sociali.
In quest’ottica il concetto di nomadismo assume connotazioni nuove; la delocalizzazione extra-terrestre
é infatti una precondizione imprescindibile per rendere il nomadismo una pratica de-territorializzante.
collettivo d’Ufologia Radicale di Roma MIR