Ci capita spesso di incontrare persone che si domandano
come sia possibile che individui apparentemente
intelligenti possano perdere il loro tempo ad occuparsi di
stupidaggini come strane luci nel cielo ed improbabili
incontri con creature extraterrestri. Ancora più strano
pare poi che questa passione possa avere qualcosa a che
vedere con la tensione verso la trasformazione del mondo
in qualcosa di meno barbaro di come esso ci appaia oggi.
Tradizionalmente infatti l'ufologia ha sempre evitato di
confrontarsi con la realtà materiale del pianeta Terra ed
è comune intepretare la passione per gli UFO come comoda
via di fuga dai problemi e dalle frustrazioni della vita
quotidiana. Un'argomentazione niente affatto peregrina,
almeno a giudicare dal disagio che molti ricercatori
ufologici provano nel confessare la propria passione fra
un tic nervoso e l'altro. Sono davvero pochi infatti
coloro che dell'ufologia riescono a far mestiere e a
giustificare col dio denaro la "normalità" del loro
affaccendarsi. Per la quasi totalità degli appassionati
l'ufologia resta un hobby del dopo-lavoro. Per noi, che
pure sul serio prendiamo queste attività, l'ufologia non è
mai stata solo questo. Per noi la tematica ufologica è in
primo luogo l'occasione per riflettere sul nostro pianeta
da una postazione decentrata.
Inanzitutto il fatto stesso che si diano oggetti non
identificati rappresenta già di per sè una anomalia dentro
un sistema economico-produttivo che tutto riesce ad
identificare e che da tutto riesce a cavar valore. In uno
scenario in cui si estende il controllo sul globo
terrestre attraverso il panopticon satellitare, in cui
l'esplorazione dello spazio diviene vera e propria
conquista finalizzata a nuovi profitti, l'UFO appare come
elemento osceno, non integrabile, oggetto destabilizzante
nel panorama pacificato della globalizzazione.
Non stupisce allora che intorno all'UFO si sia venuta a
creare una numerosa comunità che propende per
l'attribuzione extraterrestre del fenomeno. La speranza
cioè che esistano, magari a distanze siderali, ma comunque
in grado di giungere fino al nostro piccolo, barbaro
pianeta, forme di vita intelligente con cui poter
stabilire un contatto. E allora implicitamente si dice:
"No, non siamo soli, esistono altre forme di
organizzazione sociale". Esistono mondi in cui sono state
già superate le miserie di Terra, mondi ove la povertà è
stata sconfitta, mondi in cui non si è costretti a
respirare nessun veleno di scarto e dove finalmente la
schiavitù del lavoro è stata abolita. Solo così pensiamo
si sia potuta sviluppare una cooperazione sociale in grado
di produrre una tecnologia adeguata al viaggio
interstellare. Questo è il rimosso dell'ufologia
tradizionale impelagata nel conteggio e nella
catalogazione di luci nel cielo, omogenea al sistema
produttivo dominante sul pianeta, nel migliore dei casi
lirica quando si perde in improbabili complotti militari.
No non c'è nessun complotto, l'unico complotto è quello di
un capitalismo che fa ormai tutt'uno col pianeta su cui
poggiamo i piedi. E gli alieni continueremo a non vederli,
gli extraterrestri non prenderanno mai contatto in maniera
pubblica fintanto che non saremo noi per primi a mettere
in discussione questo modello di dominio, fintanto che non
saremo noi per primi ad aprire una prospettiva
esoplanetaria e a comportarci fin da subito da
"extraterrestri".
I segnali che dobbiamo mandare loro non possono allora che
essere segnali di ordine politico, non dischi di platino
sparati nello spazio con incise le voci dei capi di
governo, ma segnali forti che dicano che i terrestri ne
hanno abbastanza di questo modo di vivere la vita e che
sono aperti ad altre sperimentazioni (le nostre battaglie
per il reddito di cittadinanza e contro il copyright vanno
in questa direzione).
Solo così, forse, qualche intelligenza extraterrestre
potrà prendere in seria considerazione l'ipotesi di un
contatto giudicandoci culturalmente pronti ad un evento
così traumatico. Se poi invece questo contatto non avverrà
affatto, avremo comunque migliorato le nostre condizioni
di esistenza sul pianeta. E non avremmo nulla di che
vergognarci del nostro essere ufologi. (per contatti: web:
www.kyuzz.org/mir; e-mail: mir@kyuzz.org)