k1998
infinitech esp
come nel sogno le cose si
son fatte distanti. le vedevo ma come frames susseguenti, tendenti a scomporsi
e io me ne allontanavo. ho guardato a lungo la finestra nell cattedrale
e la luce ke ne usciva, e' un ombra di una cima di albero ke era un personaggio
ke si muoveva. poi ho kiuso gli okki e me ne sono andata nella luce.
ho kiuso gli occhi e vedevo solo forme di luce. poi ho smesso di respirare ed era eterno concentrato in un istante. e sapevo molte cose, sapevo ankora di essere giunta io li'. attraverso la cattedrale, in un punto ke mi era familiare. sentivo amore e mi veniva da ridere per quanto era bello. e cambiavo continuamente di forma meskolandomi con le emozioni ke sentivo.
mi arrivavano informazioni, spiegazioni come mille voci ke mi parlavano senza parole e mi spiegavano mi mostravano, giunta davvero finalmente nell'amore piu' essenziale. e in certi momenti mi facevano ridere per le cose belle ke mi dicevano, e in certi momenti mi commuovevo per come era immenso.
e anke io ci parlavo, ma non so cosa dicevo e non so cosa dicevano loro ma passavano quantita' enormi di informazioni, quasi non riuscissi a cogliere tutte ma le assorbissi solamente. quasi qualcosa di me stesse spiegandosi con qualcuno. poi ha cominciato a passarmi attraverso, sentivo la corrente dalla bocca al ventre, all'intestino e rilassava i muskoli e usciva una due tre volte, ed era sempre un brivido lento e sciolto di piacere."mi attraversa continuamente".
quando ho riaperto gli okki tutte le prospettive si son concentrate in una ed ho rivisto la cattedrakle da un solo punto di vista dopo averci nuotato dentro. dentro al suo pieno vuoto di vivente. ora ke ci ho nuotato dentro lo riconosco piu' di prima. ogni spazio e' pieno di un vuoto denso di luce e calore, correnti di energia di forza che si muovono come il vento come le onde del mare, come vortici in un fiume. siamo continuamente immersi in questa specie di liquido amniotico di luce.
al fintech c'e' un maelstorm di questo. nella cattedrale io ho nuotato dentro luce e amore. ma e' stata una condizione fortunata e favorevole. passano anke correnti micidiali come lame affilate. ho cerkato di guardarmi le mani mentre volavo, ma mi hanno trattenuto dal farlo. non potevo forse stakkarmi cosi' tanto. allora ho aperto gli okki ed ero in quel punto esatto e vedevo di nuovo la finestra e li' ero stata. di nuovo con un corpo. di nuovo in questa terra, con qualkosa da fare e delle mani sporke nere, polverose e ruvide, e utili. una trasformazione. mille trasformazioni, e ogni volta un senso qualkosa da fare.
le mie mani. non erano mie, le avevo in prestito, pezzi intercambiabili, funzionali. di carne noi ke siamo qui, incarnati. incarnati, nella carne e della carne per svegliare il vivente. per sviluppare consapevolezza. o cmq a fare qualcosa.
ora lo facciamo scigliendo la vita brutale, elementare del contatto e dell'organiko, in luoghi ove il caos era stato bandito dall'ordine razionale del cemento e dove il caos rietra per spinte osmotike, ma ora non piu' in forme inconsapevoli di grilli ed erba, ma come entita' ke riemergono dal cemento ke naskono dal rumore e dalla dissonanza organizzatrice e stabilizzatrice.e la terra si ricopre di nuove forme di vita nell'oscillanza continua. la materia ke sa di essere figlia del cemento, nata dalla perversione cerebrale della citta', ke ora si rikonosce nelle sue costruzioni e rikonduce in queste la vita la creazione continua. come un cancro come un tumore ke si espnde impazzito, fuori dal controllo, figlio di un ordine fittizzio e insostenibile.
traparenti lucidi e taglienti come diamanti.
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